Berardi Brunello

Brunello Berardi nasce il 2 marzo 1936 a Roma e qui si laurea alla Facoltà di Architettura della “Sapienza” nel 1964. Consegue l’abilitazione all’esercizio della professione lo stesso anno e a gennaio del 1965 si iscrive all’Albo dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia con la matricola n. 1720.
È iscritto anche all’Albo degli Esperti di Pianificazione Territoriale del Ministero dei Lavori Pubblici dal 1971.

Particolarmente attento alle problematiche territoriali e ambientali che affronta come consulente e urbanista presso il Comune di Roma dopo aver assunto nel 1972 la qualifica di architetto dirigente partecipando quindi alla progettazione e attuazione di numerose attrezzature stradali quali i sottovia sui Lungotevere Michelangelo, dei Mellini, in Augusta ed Arnaldo da Brescia, i sottovia di Corso d’Italia e quelli sul tracciato della Tangenziale Est.

Assiste il direttore della XIII Ripartizione – Sviluppo Economico in tutte le questioni riguardanti i problemi urbanistici, di assetto territoriale, di localizzazione degli insediamenti industriali. Partecipa ai lavori della Commissione Interassessoriale per l’attuazione dei PP delle Zone Industriali del Comune di Roma ed in particolare delle aree industriali di Pavona e di Castel Romano; è membro della Commissione preposta all’attuazione del PP della zona industriale L2 di Dragona ed Acilia ed è membro della Sottocommissione Edilizia della IX Circoscrizione (1979-91) e della Commissione Urbanistica in qualità di esperto (1986-91).

A dicembre del 1974 è trasferito alla Regione Lazio, con ruolo di funzionario direttivo fino al 1988 e di dirigente di primo livello fino al suo pensionamento nel 1994.
Negli anni ‘70-’80, in servizio presso il Settore Assetto del Territorio dell’Assessorato Urbanistico, svolge attività di rappresentanza della Regione Lazio in diversi convegni o di partecipazione attiva in gruppi di lavoro, in particolare per i Sistemi Infrastrutturali. Per i progetti speciali fa parte del gruppo di lavoro con programma triennale 1979-81 riguardanti i progetti di Zootecnica, Forestazione ed Irrigazione. Si occupa delle problematiche riguardanti le spiagge e i porti regionali, partecipando a Commissioni e gruppi di lavoro ed a problematiche di servitù militari, rappresentando la Regione Lazio nel Comitato per la nuova regolamentazione (1976) e a quelle riferite al turismo regionale con il compito di studio, ricerca ed elaborazione di programmi e proposte di interventi per lo sviluppo del turismo sociale (1978).

Dal 1980 al 1988, presta servizio presso il Settore Pianificazione Comunale dell’Assessorato Urbanistica con ruolo di istruttore degli strumenti urbanistici adottati e presentati dai Comuni del Lazio. In particolare si occupa delle istruttorie tecniche, fino al voto conclusivo del Comitato Tecnico Consultivo, di vari strumenti urbanistici quali PRG, PdF, PEEP, PIP, varianti generali di diversi Comuni in provincia di Roma. Nel biennio successivo dirige e coordina il gruppo di lavoro di esperti per le tematiche relative alla normativa per le procedure di impatto ambientale a cui seguirà una pubblicazione.

Tra gli incarichi affidatigli dal Comune di Roma, in particolare dalla IX Circoscrizione, si colloca il progetto di fattibilità di un Sistema infrastrutturale integrato dal viadotto sull’Appia Antica alla Tangenziale est ed allo SDO, presentato con una conferenza pubblica ad aprile 1989, nei locali del dopolavoro ATAC, con il nome di Progetto U.R.B.I.S. – Urban Road Belt and Integrated Services.
“…La proposta si concretizza come restauro urbano delle superfici lungo le quali si estendono i tracciati e gli scali ferroviari, per integrarle organicamente alla città non solo come sede di rimodernato collettore di trasporti, ma anche come luogo di attestamento di un sistema lineare di parcheggi e di servizi per la mobilità urbana. Non nascondendo, così, la speranza di poter arrestare, fuori dal Centro ed in aree sufficientemente capaci, le correnti centripete ed i flussi di attraversamento. Non si tratta dunque di un semplice, seppur indispensabile, tracciato viario, ma di un vasto sistema integrato di infrastrutture stradali, metropolitane, ferroviarie e di servizio finalizzato alla riqualificazione del territorio, alla salvaguardia del tessuto urbano e delle caratteristiche residenziali dei quartieri, alla valorizzazione del patrimonio archeologico ed ambientale. Con esso inoltre non si sottraggono spazi alla vita cittadina, anzi, se ne aggiungono altri (del tutto nuovi e inaspettati) per parcheggi, verde e servizi.”.

Il progetto è presentato tra gli interventi previsti dalla legge n. 396/90 per Roma Capitale e riproposto nel 1994 da Italia Nostra nella versione modificata di “Collettore multimodale U.R.B.I.S.”, dalla stazione Ostiense alla stazione Tiburtina; è inoltre recepito recentemente nelle linee programmatiche dell’Amministrazione Comunale di Roma e nel Piano di utilizzazione della Caffarella redatto dall’Ufficio Tutela Ambiente.
Lo considera il progetto più rappresentativo della sua carriera professionale ed è suo desiderio raccontarlo e descriverlo per mezzo delle immagini che più lo rappresentano.
Dopo circa trent’anni, svolge tutt’ora una battaglia professionale per vederne la realizzazione che crede, fermamente e comprovatamente, essere ancora valida, al motto di: “U.R.B.I.S. … è capace di evocare un sogno … ma non il sogno di un’utopia ma un sogno che emerge dalla realtà!”.
Dal 2001 al 2006 svolge attività politica a Roma quale Consigliere del IX Municipio e contribuisce, anche in base alle proprie capacità tecniche e all’esperienza acquisita in campo urbanistico, all’impostazione e alla risoluzione di varie problematiche inerenti il territorio in questione. In particolare partecipa all’approvazione del Piano del Traffico del VII Dipartimento e, con la partecipazione dei cittadini, segue la progettazione e la realizzazione dei PUP previsti ed il loro inserimento urbanistico ed ambientale nel tessuto urbano esistente attraverso conseguenti ed approfonditi arredi urbani. Contribuisce, attraverso la Commissione Urbanistica, alla formulazione delle osservazioni al NPRG e alle risposte alle controdeduzioni, in particolare sulle problematiche inerenti le infrastrutture stradali e ferroviarie e la mobilità in generale; partecipa all’impostazione di massima ufficiosa di un Master Plan riguardante l’ambito territoriale di Tor Fiscale in base al PRINT previsto dal NPRG. In un rapporto di stretta collaborazione con il Parco Regionale dell’Appia Antica, sono impostate e finanziate soluzioni di sistemazioni a verde attrezzato di una fascia del Parco della Caffarella a ridosso della città costruita.

Molteplici sono le proposte al Comune e alla Regione di interventi territoriali e infrastrutturali atti al miglioramento delle condizioni ambientali e di vita del cittadino, assieme ad un’attenzione profonda per la valorizzazione del patrimonio archeologico e culturale, elaborate assieme ad Associazioni e Comitati di quartiere. Come quella del 2012 per un progetto urbano nell’ambito territoriale del “Parco Lineare Integrato” Porta Metronia – Anfiteatro Castrense che prevede, oltre alla realizzazione di un percorso ciclo-pedonale all’interno di una fascia verde da sviluppare lungo le Mura Aureliane da Porta Metronia a Porta Asinaria e a S. Croce in Gerusalemme, interventi di ristrutturazione e valorizzazione delle attività presenti lungo il percorso e l’apertura dell’area archeologica di Porta Asinaria, centro di un nuovo polo museale.

Sono questi ultimi i punti chiave della sua attività che tutt’oggi lo incoraggiano ad affrontare problematiche di interesse comune con esperienza, professionalità, cultura e profonda conoscenza della nostra Città. Passare un pomeriggio con lui significa imparare a conoscere (e a rivalutare) Roma, con tutti i suoi segreti e misteri più nascosti che solo un vero appassionato conosce e ama tramandare.
È proprio questo che vuole trasmettere ai suoi colleghi (di professione e di età). L’architetto in pensione, ricco di esperienza, deve poter mettere a servizio della collettività, e soprattutto dei giovani colleghi, le proprie conoscenze per affrontare assieme le tematiche e problematiche che riguardano la nostra città e il nostro vivere.
Con una metafora scherzosa si definisce un Architetto col palloncino: individua un tema, si pone un obiettivo, si assegna un “auto-incarico” (gonfia il palloncino) e inizia il suo percorso di approfondimento, di studio, di progettazione e di proposizione di quest’ultimo alla collettività. Se si trova davanti ad un ostacolo insormontabile, dovuto a cause di diversa natura ed è costretto a scoppiare il palloncino, non si arrende, cerca un’altra tematica, rigonfia un altro palloncino e riparte per una nuova “missione”.

 

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