Balzani Fulvio

Fulvio Balzani nasce il 5 febbraio 1938 a Lecce e qui consegue la maturità classica presso il Liceo Classico Palmieri nel 1956. Cresce in un ambiente dove si “respira arte”: la madre è diplomata all’Istituto d’Arte di Lecce e, soprattutto, il padre è un pittore, ritrattista, scultore ed incisore di chiara fama; sin da giovane dimostra una particolare attitudine alla creatività ed al disegno a mano libera. Si laurea quindi alla Facoltà di Architettura della “Sapienza” Università di Roma nel 1964, consegue l’abilitazione all’esercizio della professione e nel 1965 si iscrive all’Albo dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia con la matricola n. 1809.

Nel 1965, immediatamente dopo la laurea, vince il concorso nazionale per 42 posti di architetto nel ruolo della carriera direttiva del personale della Soprintendenza alle Antichità e Belle Arti ed è destinato alla Soprintendenza di Venezia. Successivamente rinuncia all’incarico per dedicarsi alla libera professione.
Dal 1966 lavora e collabora alla stesura di Piani Urbanistici e di progetti architettonici nello Studio romano dell’arch. Roberto De Luca. Sono di questi anni il PTP del Collerisana – Montepincio (Perugia) del 1966, il progetto esecutivo delle case a schiera nel villaggio turistico residenziale “Campo del Sole” a Cecina (Livorno) su progetto preliminare dell’arch. Valori, il Piano del verde dell’arch. Pietro Porcinai del 1970 e la variante generale del PRG di Spoleto del 1976.

Nel 1967 realizza il progetto di un edificio residenziale sito in via Flaminia a Spoleto (Perugia), non molto distante dalla settecentesca Villa Redenta, curandone i particolari con l’uso attento del cotto, proveniente dalle fornaci umbre, materiale particolarmente amato ed usato nelle opere della maturità.
Dal 1971 al 1975 è assistente addetto alle esercitazioni nel Corso di Architettura e Composizione Architettonica, guidato dal prof. Luigi Biscogli, nella Facoltà di Ingegneria di Roma, dove ha seguito lo sviluppo di numerose tesi di laurea.
L’insegnamento è affiancato da un’attività professionale svolta sia nel campo del recupero di edifici di importanza storica che nella progettazione di nuove architetture. Nel 1971 progetta e dirige i lavori di una palazzina a Mostacciano, Roma – EUR, dove sperimenta l’uso del calcestruzzo strutturale faccia-vista ad impasto bianco, l’Aquila Bianca dell’Italcementi, accostato alle pareti esterne in cotto che piegano negli angoli consentendo una lettura completa sia delle strutture verticali che di quelle orizzontali.

Nel 1973 progetta una casa monofamiliare a Marina Velca, frazione di Tarquinia (Viterbo) e nel 1977 un’abitazione con annessa farmacia a Teggiano (Salerno) entrambe realizzate con strutture a vista e pareti esterne tutte in cemento bianco, così come lasciato dalle casseforme, con evidenti riferimenti alla corrente del Neo brutalism.

Dal 1975 al 1992 è titolare di ruolo della Cattedra di Discipline Geometriche e Architettoniche, Arredamento e Scenotecnica presso l’Istituto Statale d’Arte “Roma 1”.
Nel 1980 apre lo Studio professionale di via Bertoloni a Roma. L’amicizia con l’ingegnere Mario Santamaria, direttore dell’Ufficio tecnico della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra – PCAS, fa si che lo Studio divenga luogo di incontro e di collaborazione con amici archeologi ed architetti specialisti nei campi del restauro, della ristrutturazione e del consolidamento di edifici di importanza storica e paesistica.
In particolare lo Studio si occupa della revisione e del completamento di tutti i rilievi esistenti delle catacombe cristiane. Obiettivo di tale opera è di dare una rappresentazione grafica, estesa alle complesse problematiche che scaturiscono dallo studio dei monumenti sotterranei riferito alla realtà del “sovraterra”, che possa costituire una corretta base di lavoro per lo studio e la ricerca archeologica e per eventuali interventi di consolidamento statico e di sistemazione delle aree esterne.
In questo filone di attività professionale si inseriscono gli interventi di recupero e conservazione come la riconversione del 1985 di un’antica fornace per la fabbricazione di mattoni adiacente alle ex miniere di lignite a Morgnano, frazione di Spoleto (Perugia), il restauro del convento delle Suore Missionarie del Sacro Costato annesso al Complesso monumentale di Santo Stefano Rotondo a Roma del 1996, il progetto per la protezione e salvaguardia della Basilica di S. Ilario ad Bivium a Valmontone (Roma), pubblicato nel 1994 in I siti archeologici, un problema di musealizzazione all’aperto, Provincia di Roma – Assessorato alla Pubblica Istruzione e Cultura, ed il progetto di ristrutturazione del museo e biblioteca del Complesso monumentale di S. Lorenzo Maggiore a Napoli; questi ultimi entrambi interventi pubblici per il grande Giubileo del 2000.

Dal 1981 al 2002 svolge un’intensa attività progettuale in Umbria; a Spoleto (Perugia) realizza alcuni importanti progetti, alcuni in collaborazione con l’arch. Alberto Zanmatti, come l’edificio polifunzionale per la Banca Popolare di Spoleto in viale Trento e Trieste ed un gruppo di abitazioni in viale dei Martiri della Resistenza, quest’ultimo del 1981. Nello stesso anno progetta l’ampliamento di un ristorante sito nel centro storico di Valle San Martino, frazione abitata montana tra Terni e Spoleto. Nel 1989 progetta un complesso edilizio con abitazioni e negozi che si articola lungo un percorso esterno carrabile che porta dalla via Flaminia al viale della Stazione ed uno interno pedonale che si apre verso un’area scolastica.

Nel 1990, su progetto preliminare redatto dall’arch. Carlo Aymonino, progetta e cura gli interni dell’Hotel Albornoz Palace sito all’ingresso sud della città di Spoleto. Tale intervento, pubblicato su Architettura contemporanea in Umbria, nuove tendenze, a cura di Adriana Soletti e Paolo Belardi dell’Università degli Studi di Perugia, citato dal prof. Mario Pisani in Terra di Maestri, Artisti Umbri del Novecento VI. 1981-2000, edito a cura della Provincia di Perugia, segna un punto importante nell’attività professionale dell’architetto.

Successivamente, nel 2002, sempre a Spoleto sul Colle di San Tommaso, realizza Casa Settimi, usando la pietra locale bianca di San Terenziano e con lo stesso materiale di rivestimento Villa Scota nel 2006; i mattoni rossi della “San Marco” sono protagonisti del progetto di un complesso residenziale costruito nel 2003.

Nel 2004 progetta un Parco Naturalistico nel Comune di Valmontone (Roma), nello stesso anno segue, curandone gli interni, il restauro e la ristrutturazione del casale settecentesco di proprietà della Contessa de Tulle de Villefranche. Nel 2007 cura il progetto per la protezione e fruizione del Ninfeo romano di Segni (Roma) in collaborazione con l’arch. Michelangelo Bedini.

Nel 2010 progetta la “Casa degli artisti” – il Kubo; un cubo in corten su un piano d’acqua, connesso, attraverso un percorso sotterraneo, all’Hotel Albornoz sopracitato. Nel 2013 progetta la ristrutturazione di un mobilificio ideato negli anni giovanili, sito sulla via Nursina a Spoleto.

Partecipa a numerosi concorsi tra cui: il concorso nazionale per un insediamento alberghiero nella Foresta Umbra in Puglia, con gli architetti Augusto Barberini e Lamberto Taddei (1974); il concorso nazionale per la ristrutturazione delle Terme di Caldiero, con l’arch. Romagnoli (1976); il concorso per la sistemazione di alcune piazze di Roma, con l’arch. Alessandro De Rossi (1993); il concorso per la realizzazione di una filiale della Cassa di Risparmio di Spoleto (1995); il concorso nazionale per la ridefinizione architettonica di piazza C. M. Carafa a Grammichele (Catania), con l’arch. Alberto Zanmatti (1997).

Nel 2001, l’Istituto Statale d’Arte “Roma 1” presenta nel suo spazio espositivo l’architetto tra disegni, plastici, acquerelli, esecutivi ed elaborati fotografici di architetture realizzate che evocano temi centrali del suo lavoro poetico. La mostra, intitolata Maestro Balzani Architetto a Roma, è curata dal prof. Francesco Angelini e fa parte della VI edizione del progetto “I Maestri d’Arte e la Memoria”.

 

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