Bizzotto Renata

Renata Bizzotto nasce nella grande casa dei nonni materni il 1 luglio del 1935 a Galliera Veneta (Padova), piccolo Comune della campagna veneta, confinante con le antiche mura di Cittadella. La scelta dei suoi genitori, stabilitisi a Roma già da 5 anni, deriva dalla sicurezza dettata dalla prolificità della nonna, arrivata felicemente a 18 parti regolari.
Riportata a soli 40 giorni a Roma, segue, senza interruzione, la vita, la scuola, i momenti tragici, la fame, la rinascita e la speranza della città.
Dopo la maturità classica, conseguita con ottimi voti presso il Liceo Classico Dante Alighieri, strappa con molta fatica il consenso del padre per iscriversi alla Facoltà di Architettura; in effetti egli considera difficile e troppo lungo un corso di studi che porta ad una professione ancora considerata maschile.
Non era certo il solo: l’iniziale accoglienza della Facoltà non è certo piacevole. La scheda da riempire all’inizio dei corsi, con foto, domande e relative risposte, attribuisce alla nuova iscritta tre triangoli, corrispondenti a “impreparatissima”: non avendo nessun architetto o imprenditore in famiglia, manca di amicizie, scambi culturali e consapevolezza delle difficoltà della professione. Ma proprio le iniziali difficoltà la spingono a chiudere velocemente il percorso universitario, laureandosi, ultima della sessione in quanto la più giovane, ma comunque con ottimi voti, il 5 agosto del 1960.
Per prepararsi agli esami di stato per l’abilitazione professionale, appena reintrodotti dopo la guerra, inizia a collaborare, ancor prima della laurea, con l’arch. Bruno Beer, tornato nel ‘54 dall’America dove aveva lavorato negli Studi di W. Gropius e di F. Loyd Wright.
Ottiene l’abilitazione professionale, con ottimi voti, nella sessione di novembre del 1960 e nel gennaio successivo si iscrive all’Albo dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia con la matricola n. 1332.

Dopo la laurea e l’abilitazione inizia a collaborare con lo Studio del prof. arch. Plinio Marconi. È un momento particolarmente fortunato: avendo superato brillantemente l’ultimo esame di Urbanistica, incentrato sul PRG di Trento, su suggerimento dello stesso Marconi, porta la copiosa documentazione e le proposte ipotizzate a Trento per offrirle all’Amministrazione. Dopo meno di un mese, l’Assessore all’urbanistica e l’ing. Massaro, responsabile dell’Ufficio Tecnico, chiedono al professore un incontro congiunto con i suoi ex studenti, e gli affidano la stesura del Piano con il ruolo di coordinatore del gruppo romano e del gruppo trentino. Il lavoro si svolge completamente a Roma e viene consegnato nel ’64. Anche se il Piano sarà successivamente stravolto da un contraddittorio Piano provinciale, la prima positiva esperienza professionale influenzerà le scelte successive.
Contemporaneamente e fino al 1968, nel campo della progettazione ed esecuzione dei lavori, collabora con lo Studio del prof. ing. Achille Petrignani. Qui lavora alla progettazione di numerosi edifici, seguendo gli esecutivi fino nei cantieri di Bari, ma, soprattutto, collabora alla stesura del noto Tecnologie dell’Architettura, edito da Gorlich nel 1967, testo per gli studenti di Ingegneria.
Inizia quindi anche a percorrere le difficoltà della libera professione, ottenendo incarichi diretti sia nell’urbanistica sia negli interventi di nuove costruzioni o di ristrutturazioni, e continua a seguire personalmente i suoi progetti fino al completamento, comprendendo i rischi della direzione lavori.
Deve però assicurarsi autonomia economica per sé e per la famiglia e, su suggerimento consapevole di Mario Ridolfi, “per avere libertà di azione e non sporcarti per ottenere incarichi”, partecipa a più concorsi per accedere all’insegnamento presso le scuole di ogni ordine e grado. Li vince e inizia ad insegnare, prima come incaricata poi in ruolo, presso le scuole medie, i licei e gli istituti tecnici industriali fino al 1974.

Dal 1968 entra anche come assistente volontario presso l’Università degli Studi di Roma “Sapienza” alla Facoltà di Ingegneria edile – architettura. Percorre tutto l’iter, lentissimo per la rarefazione dei concorsi: assistente ordinario dal 1974 al 1980, professore incaricato e poi associato dal 1980 al 2003, per la cattedra di Rilievo dell’Architettura, infine professore ordinario dal 2003 al 2007 presso la Facoltà di Ingegneria, titolare della cattedra di Disegno dell’Architettura II e Laboratorio progettuale II e, al quinto anno, titolare della cattedra di Rilievo dell’Architettura, affiancata alle tesi di laurea in recupero e restauro.
Dal 2003 al 2007 opta per il tempo pieno e lascia quindi definitivamente la libera professione.

Scrive numerose pubblicazioni, influenzate necessariamente dalla docenza, ma sempre più consapevoli della realtà e delle problematiche del lavoro professionale.

Il desiderio di realizzarsi professionalmente, anche a seguito di una incresciosa vicenda a conclusione di uno dei suoi primi incarichi, la spingono ad avvicinarsi all’Ordine professionale dove riceve chiarimenti ed aiuto. Lo spazio per capire, servire e crescere le è dato proprio dall’Ordine dove è eletta, la prima volta, nel 1975. Siamo negli “anni di piombo” e questo osservatorio privilegiato dall’unico punto di aggregazione possibile le dà la percezione della realtà in continuo mutare; in seno all’Ordine fornisce, quindi, un contributo continuo e disinteressato, rinnovato biennalmente dalla fiducia e dal consenso dei colleghi.
Ricopre la carica di Segretario del Consiglio negli anni 1980-83, e come tale promuove la computerizzazione degli uffici, ormai ineludibile per l’aumento vertiginoso degli iscritti; è polemica direttrice di AR dall’83 all’85; è responsabile culturale e fautrice della formazione, non obbligatoria ma garantita dall’Ordine con corsi tenuti da docenti memorabili e soprattutto dai migliori professionisti, per supportare le possibilità di lavoro che si aprono nei Paesi arabi, anglofoni e francofoni, e della fondazione nel 1990 del Ce.S.Arch. – Centro Studi degli Architetti dell’Ordine di Roma. È Vicepresidente dell’Ordine fino al ‘92 e organizzatrice, fra l’altro, della Mostra “Architectonicum”, evento, realizzato in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e in accordo con le più importanti riviste italiane di architettura, itinerante nei Paesi europei che si aprono alla democrazia e agli scambi internazionali e che lo accolgono nelle loro sedi più prestigiose, offerte dal ’92 al ’93, a Budapest, Mosca, Praga, Varsavia, Riga, Tallin e Vilnius.
Nel 1994 vince di nuovo le elezioni e assume la carica di Presidente dell’Ordine, ormai il più numeroso d’Europa e non solo. Mantiene la carica anche nelle votazioni successive ma, a metà mandato, nel 1997, lascia per passare al Consiglio Nazionale, dove è riconfermata per tre mandati consecutivi come Presidente del Dipartimento Formazione e Ricerca Scientifica. Dal 2003 al 2008 è, quindi, coordinatrice scientifica per la predisposizione di “L’Era Urbana” programma radiofonico di 20 puntate sul tema dello sviluppo delle città contemporanee, andate in onda nel 2004 per ”Il terzo anello”-RAI Educational. Il successo di stampa ottenuto, spinge la TV a proseguire l’iniziativa con cinque puntate televisive dalla Biennale di Venezia nel 2005 e con altre 18 puntate radiofoniche e con un talk-show fra filosofi e architetti dall’Acquario romano – nuova Casa dell’Architettura nel 2006.

Oltre agli impegni istituzionali, pesanti, quotidiani e troppo spesso infruttiferi, per seguire immaginifiche variazioni legislative italiane, stringe accordi con il MIUR per promuovere dibattiti radiofonici e televisivi sullo sviluppo delle città. Organizza, dal 2002 al 2005, e sempre affiancata dal Ministero AAEE, incontri internazionali come con la Mostra ”Dal Futurismo al futuro possibile nell’architettura italiana contemporanea” ospitata in prestigiose sedi espositive a Tokyo e Kobe (Giappone), Kuala Lumpur (Malesia), Bruxelles (Belgio) dove è ed inserita nelle celebrazioni organizzate per l’apertura del semestre di Presidenza italiana del Consiglio d’Europa, Caracas (Venezuela), Oslo (Norvegia) qui inserita nelle manifestazioni per la visita di Stato del Presidente C. A. Ciampi, Reykjavik (Islanda), infine Istanbul (Turchia) presso Tophane-i Amire, nel cinquecentesco Arsenale di Mimar Sinan sul Bosforo, evento parallelo al XXII Congresso Mondiale degli Architetti.
Conclude l’esperienza con il CNAPPC nel 2007, in occasione del rinnovo del Consiglio, quando non si ripresenta come candidata per passare il testimone a favore di un collega più motivato.

Viene richiamata nel 2003, dall’Ordine di Roma, in occasione del trasferimento degli uffici nella nuova prestigiosa sede in piazza M. Fanti, per affidarle, fino al 2007, la Presidenza della Società Acquario Romano che affianca e gestisce gli eventi dell’OAR. Anche in questo nuovo incarico ricrea il Dipartimento di video comunicazione e coordina la nuova serie televisiva “Mi chiamo città” con RAInews24 e quella radiofonica “Fatti minimi”.
Nel 2009 le viene affidata la responsabilità del Centro di Documentazione Multimediale e di Videocomunicazione – DOMUVICO che ancora presiede.

L’archivio è conservato presso lo Studio dell’architetto, che ne è il referente

 

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