Basta, gli architetti devono dire basta!

di Aldo Olivo

data pubblicazione: mercoledì 20 giugno 2012

Non possiamo più, come cittadini e come architetti, essere complici di uno scempio così diffuso e permanente. Non riesco più a contare le volte che abbiamo scritto di crolli, di morti, di tragedie che potevano essere evitate, anticipate, prevenute.

Abbiamo scritto in occasione dei crolli dettati dall'incuria umana, dall'imperizia, dalla fatalità, dal malaffare ed anche in tutte quelle occasioni in cui la natura ha preso una sua strada, incurante dei suoi "parassiti" più determinati: noi.

Mi ha colpito una frase detta da qualcuno di cui ora non ricordo il nome: non si muore di terremoto. È vero, le tragedie quasi sempre accadono per colpa degli uomini, del loro fare distratto o criminale, di tecniche sbagliate, di errori o omissioni ma non perché un terreno ha cominciato a tremare.

L'Emilia, la Lombardia, i territori italiani sussultano e gli edifici crollano; è questo il problema, è questa la vera grande emergenza di questo paese. Non possiamo più stare a guardare uno stillicidio di morti, non possiamo più ascoltare un bollettino di guerra che ogni giorno elenca il suo inventario necrofilo, basta.

Credo che sia arrivato il momento di raccogliere firme ed adesioni intorno ad una proposta semplice e risolutiva per il nostro paese. Raccogliamo firme per chiedere alla politica, al Governo, di abbandonare errati sogni di grandeur ed avviare un Piano Strategico di Sicurezza Nazionale volto a mettere in sicurezza tutti gli edifici, sia pubblici che privati, italiani. Basta ai ponti sospesi sul nulla, alle opere faraoniche e celebrative e pensiamo ad un serio intervento diffuso e capillare. Investiamoci risorse, tempo, denaro, favorendo così anche un vero e proprio Piano di sviluppo che avrebbe solo ricadute benefiche.

La Sicurezza della collettività continua ad essere sottomessa e subordinata ad esigenze diverse e meno rilevanti; ma perché sia i politici che i "tecnici" al governo non colgono questa tragedia come un'opportunità per ricostruire anche fisicamente il nostro paese?

Anni di sperperi, di malcostume e di malaffare non hanno solo intaccato l'etica degli italiani; "le mani sulla città" hanno avuto ricadute così diffuse da contribuire a distruggere materialmente anche i luoghi in cui viviamo. Anni, decenni d'incuria ci hanno regalato città degradate, avvilite, prive di progettualità sana in grado di dare sicurezza e qualità ai nostri cittadini.

Questa proposta avrebbe il merito di coniugare la Sicurezza sociale con una nuova stagione di lavoro per tutti (maestranze, artigiani, imprese, tecnici). Una nuova fase in cui i tecnici si mettano davvero al servizio della collettività. Potremmo avere luoghi sicuri per i nostri figli (si pensi solo a quanto è degradato il patrimonio scolastico in cui studiano i nostri ragazzi e alle tragedie già accadute), eviteremmo i danni diffusi ai tessuti edilizi, avremmo comunque città più belle. Una maggiore qualità diffusa che avrebbe anche il merito di rilanciare il turismo, intervenendo anche nei tessuti antichi restaurati a nuova vita.

 

di Aldo Olivo, architetto
del 20.06.12

 

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Commenti

11/01/2013 16.53: un buon uso dei grafici progettuali
ieri sera ho assistito a un incidente tra auto e scooter. il centauro è rimasto seduto per terra con una gamba dolorante in mezzo alla strada in attesa dell'autoambulanza. Per fortuna che avevo nella borsa diversi progetti che ho potuto sventolare al buio (il dietro è assolutamente bianco) per evitare che le auto investissero il ferito.
francesco tacconi

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