Piano strategico di sicurezza nazionale

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data pubblicazione: mercoledì 26 settembre 2012

 Basta, gli architetti devono dire basta!

Non possiamo più, come cittadini e come architetti, essere complici di uno scempio così diffuso e permanente.

Il nostro paese crolla sotto i colpi dell'incuria umana, dell'imperizia, della fatalità, del malaffare. Le tragedie, infatti, quasi sempre accadono per colpa degli uomini, del loro fare sbadato o criminale, di tecniche sbagliate, di errori od omissioni. Continuiamo ad assistere distrattamente all'aggravarsi del dissesto idrogeologico del nostro territorio.

L'Emilia e la Lombardia oggi, l'Abruzzo ieri. I territori italiani sussultano e gli edifici crollano: questo è il problema e la vera grande emergenza di questo paese. Non possiamo più stare a guardare uno stillicidio di morti, non possiamo più ascoltare un bollettino di guerra che ogni giorno elenca il suo inventario di lutti.

Anni di sperperi, di malcostume e di malaffare non hanno solo intaccato l'etica degli italiani: "le mani sulla città" hanno avuto ricadute così diffuse da contribuire a distruggere materialmente anche i luoghi in cui viviamo. Le città, ormai, sono luoghi degradati, avviliti, privi di quella sana progettualità in grado di dare sicurezza e qualità diffusa ai nostri cittadini. 

Pertanto lanciamo questo APPELLO!

 

Vogliamo che si avvii un PIANO STRATEGICO DI SICUREZZA NAZIONALE.

Chiediamo alla politica, al GOVERNO, di non perdere più tempo in inutili progetti faraonici utili solo a celebrare qualcosa o qualcuno.

Chiediamo alle istituzioni di cominciare una seria, profonda e articolata campagna di messa in  sicurezza di tutti gli edifici, sia pubblici sia privati, italiani. Investiamo risorse, tempo, denaro, in modo da favorire un vero e proprio Piano di risanamento che abbia ricadute benefiche per il nostro Paese.

Tutti noi (cittadini, tecnici, politici) dobbiamo dimostrare che il tema della sicurezza della collettività è al centro dell'agenda sociale di questo paese; non ricordiamocene solo sull'emotività della singola tragedia. Superiamo la logica dell'emergenza e cominciamo a ragionare in termini di prevenzione.

Cogliamo le implicazioni di questo tema (quello della messa in sicurezza del nostro Paese) che, in un momento tragico come quello che stiamo vivendo, può trasformarsi in un'opportunità di  riqualificazione, anche fisica, del nostro territorio. Questa scelta infatti avrebbe il merito di coniugare la sicurezza sociale con una nuova stagione di intervento radicale sulle nostre città, sui nostri territori. Una nuova stagione in cui i tecnici si pongono al servizio della comunità. Potremmo avere così luoghi più sicuri per i nostri figli (si pensi solo a quanto è degradato il patrimonio scolastico in cui studiano i nostri ragazzi e alle tragedie già accadute), senza rinunciare a città più tutelate e più belle.

Non possiamo più essere complici distratti!
Non aspettiamo la prossima tragedia, agiamo ora!

 

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