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I consiglieri iunior si incontrano a Firenze
Si è svolto presso l’OAPPC di Firenze il primo incontro nazionale sulle “prospettive professionali per le nuove figure dell’architetto iunior e del pianificatore iunior”, promosso dal 15° Dipartimento dedicato all’attività dei triennali.
La presenza del CNAPPC e degli Ordini provinciali di Roma, Padova, Milano, Cremona, Pordenone, Torino, Frosinone, Novara, Brescia, Treviso, Pesaro, ha permesso di analizzare e promuovere iniziative per i professionisti iunior.
Il programma della giornata articolato in due sessioni, la prima dedicata alle tematiche della formazione, riforma del decreto sulle classi di laurea, riconoscimento europeo, la seconda invece dedicata agli interventi specifici sui tirocini e all’esame di stato, ha avviato un confronto tra le diverse situazioni provinciali.
Il dibattito iniziato dal nuovo decreto di riforma delle lauree (in uscita) , si è soffermato ad analizzare la futura formazione dell’architetto basata su un modulo universitario triennale del tutto metodologico e propedeutico ad un percorso comprendente un quinto anno di indirizzo specialistico.
E’ del tutto chiaro il tentativo da parte del legislatore di salvaguardare la figura europea dell’architetto, così come definito nell’art. 46 della direttiva 36/05, “..1. La formazione di architetto comprende almeno quattro anni di studi a tempo pieno oppure sei anni di studi, di cui almeno tre a tempo pieno, in un'università o un istituto di insegnamento comparabile. Tale formazione deve essere sancita dal superamento di un esame di livello universitario”.
Ed è altrettanto chiaro che il nuovo percorso porta alla perdita del carattere “professionalizzante” delle lauree triennali.
Ci si chiede allora, se a livello europeo la formazione riconosciuta per un architetto è minimo di quattro anni, ed i contenuti devono rispettare l’equilibrio tra aspetti teorici e pratici, garantire le competenze e conoscenze richieste, perché ancora in Italia si “riformano” percorsi 3+2 dove alla fine del triennio non viene riconosciuta la qualifica professionale?
Oppure perché non si possono istituire due tipologie di corsi di laurea nettamente distinti e finalizzati a formare i primi, dei professionisti di tipo “nazionale”, ed i secondi di tipo “europeo”? Arrivando se necessario, ad innalzare il livello generale di preparazione dello studente?
Su questa situazione occorrerà soffermare nel prossimo futuro la nostra attenzione. Non sembra ad oggi intravedere la volontà di difendere una figura “tecnica”, ormai da cinque anni riconosciuta nel mondo professionale e in qualche modo regolata da un decreto.
E’ vero pertanto che le aspettative della riforma universitaria (509/99) in parte non hanno raggiunto gli effetti auspicati; il lancio delle lauree triennali destinate a produrre una categoria di professionisti “giovani”, ha bensì raccolto una folta schiera di professionisti “maturi” inseriti da tempo nel mondo produttivo. E seppur in grandi linee si è sanata una situazione di vecchie pendenze universitarie, non si è risolta la lunghezza del percorso degli studi che vede ugualmente, in molti casi, il prolungarsi dei tempi di completamento.
L’altro aspetto affrontato nel corso dell’incontro, ha riguardato il cosiddetto decreto “Siliquini” che stabilisce le regole dei nuovi Esami di Stato ed inserisce il tirocinio obbligatorio.
Il decreto prevede per gli architetti iunior quattro prove di cui, due scritte, una pratica e l’ultima orale.
Relativamente alla prova pratica, si è sollevato un quesito ai rappresentanti del CNA, in quanto i contenuti citati nell’art. 10 comma 3.2 riguardano: “una prova scritta, a scelta del candidato tra quelle proposte e della durata di otto ore, avente come tema la descrizione e il dimensionamento, con procedure standardizzate, di uno o più elementi strutturali facenti parte di un organismo edilizio identificabile come edificio civile semplice, rientrante nella Classe e Categoria Ia) della legge n. 143 del 1949, con esclusione di quelli sottoposti a regimi vincolistici di cui al Titolo I e II del decreto legislativo n. 490 del 1999, nonché a quelli sismici, idrogeologici e di tutela speciale negli strumenti urbanistici.
Il dissenso scaturisce da una considerazione maturata nella lettura delle prove previste per le altre figure professionali dell’ingegnere iunior e del geometra laureato.
Per l’ingegnere a parità di numero di prove, in quella pratica non è considerata la restrizione alla classe e categoria della tariffa professionale.
Per il geometra laureato (il numero delle prove scende a 3) non è prevista la prova pratica, ed i contenuti della prova scritta si riferiscono alla redazione di un progetto edilizio, senza indicare la possibilità di un eventuale dimensionamento strutturale.
La riflessione nasce dal fatto che a parità di classi di laurea riconosciute per il settore architettura, e precisamente la classe 4 “Scienze dell’architettura e dell’ingegneria edile”, e la classe 8 “ingegneria civile ed ambientale”, riferite a tutte e tre le figure professionali, solamente per gli architetti iunior si è voluto circoscrivere la prova facendo riferimento alla tariffa professionale unica degli architetti ed ingegneri.
Tanto più la considerazione vale per il geometra laureato, il quale nella professione vede le sue competenze regolate da un R.D. del 1929, e ristrette alla progettazione e direzione lavori di modeste costruzioni civili, ricadendo in un livello qualitativo sicuramente inferiore a quella delle costruzioni civili semplici.
Ora seppur non è in questo ambito che si affrontano le modifiche sulle competenze; è auspicabile però che il problema sia trattato nel quadro generale della riforma delle professioni, e che alla luce dei nuovi indirizzi normativi, si considererà (speriamo) una modifica delle tariffe finalizzata alla determinazione degli interventi edilizi, suddivisi secondo livelli di complessità delle opere.
L’articolo del decreto piuttosto può essere considerato un precedente per eventuali ricadute che possono verificarsi a livello interpretativo ed indirizzo.
Questo anche alla luce delle proposte nazionali sulla valorizzazione della professione dell’architetto iunior , attraverso concorsi di architettura, formazione ed aggiornamento continuo.
A conclusione della giornata si sono lasciate aperte (per i futuri incontri) alcune indicazioni suggerite dall’Ordine di Roma, in riferimento alle competenze, al riconoscimento della laurea triennale per l’insegnamento negli istituti superiori, e all’incentivazione di concorsi nelle pubbliche amministrazioni per architetti iunior.
di Luisa Mutti
Consigliere dell'Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e Provincia
vedi anche:
Quanto è complicato essere un professionista iunior?
di Luisa Mutti
punto B
Consulta "professione iunior"