Codice appalti, otto proposte di modifica

Intervento del presidente Amedeo Schiattarella

data pubblicazione: mercoledì 6 dicembre 2006

L'Ordine architetti di Roma: «Stralciare e riscrivere le norme sulla progettazione»
Codice appalti, otto proposte di modifica

Ho molto apprezzato nei giorni scorsi sia l'invito della Commissione Ambiente della Camera – e in particolare del presidente Realacci e del relatore del parere Iannuzzi – a estendere il processo di rivisitazione del cosiddetto Codice degli Appalti ben al di là dei confini molto limitati stabiliti dallo schema di decreto correttivo predisposto a maggio dal ministero, sia la disponibilità del ministro Di Pietro ad accogliere l’invito della Commissione, prevedendo anche la possibilità di adottare nuovi decreti correttivi.

In sostanza si profila l'opportunità di riscrivere parti importanti del Codice degli appalti, andando ben al di là di semplici correzioni formali o di coordinamento legislativo.

Una possibilità che, in diverse occasioni, nei mesi scorsi, l'Ordine degli architetti di Roma ha richiesto e che ora, finalmente, trova una sua importante concretizzazione.

 

Ridefinire le regole della progettazione

In tale prospettiva credo che non si possa prescindere da una radicale ridefinizione delle regole sulla progettazione delle opere pubbliche nel nostro Paese. Non solo, quindi, modifiche sul ruolo delle Soa, o sulle funzioni dell'autorità di Vigilanza, o sulle norme sul project financing. Ho sempre sostenuto che l'obiettivo prioritario di una vera riforma del Codice dovesse essere una chiara separazione tra norme che regolano la progettazione delle opere, e norme relative alla loro esecuzione.

Il progetto è un'opera di ingegno, e la prestazione del progettista è una prestazione d'opera intellettuale: quindi la progettazione non può essere considerata come un semplice “servizio”, assimilabile a quelli elencati dall’Allegato II A del Codice degli appalti (servizi di manutenzione e riparazione, servizi informatici, servizi di pulizia, servizi pubblicitari eccetera).

Il tentativo di normare il progetto di un'opera pubblica con regole in gran parte valide anche per altri tipi di appalti di servizi e per appalti di lavori ha prodotto in Italia (caso unico in Europa), sin dall'entrata in vigore della legge Merloni, anomalie e stravolgimenti.

Per questo, come Ordine degli architetti di Roma, intendiamo prima di tutto chiedere di stralciare dal Codice gran parte degli articoli inerenti la progettazione per giungere
all'approvazione di una legge ad hoc sulla progettazione delle opere di trasformazione fisica del territorio, sul modello – ad esempio – della legge francese sull'Architettura.

Per questo abbiamo accolto con grande favore l'annuncio del senatore Luigi Zanda, riportato da «Edilizia e Territorio», di presentare una proposta di legge sulla progettazione, per la quale offriamo tutta la nostra collaborazione.

Siamo comunque consapevoli che questa prospettiva ha tempi lunghi di realizzazione e che occorre, nell'immediato, elaborare emendamenti specifici all’apparato normativo del Codice.

 

Le proposte degli Architetti di Roma

L'Ordine degli architetti di Roma ha quindi studiato una serie di proposte di modifica
che rispondono ad alcuni principi guida:

  • il principio di economicità nell'affidamento e nell'esecuzione delle opere pubbliche
    deve poter essere subordinato non solo a esigenze sociali o di tutela della salute e dell’ambiente, ma anche alla promozione della qualità architettonica;
  • non si può consegnare l’attività progettuale interamente nelle mani dell'impresa, come di fatto è reso possibile dalle nuove regole dell'appalto integrato, previste attualmente dal Codice. Per questo deve essere abolita la possibilità di appalti aventi a oggetto sia la progettazione definitiva che quella esecutiva, oltre che la realizzazione dei lavori. Riteniamo anche che debba essere previsto, per l'impresa che si aggiudica una appalto avente a oggetto anche la sola progettazione esecutiva, l’obbligo, in via prioritaria, di affidare l'incarico per tale prestazione al progettista che ha firmato la progettazione preliminare e definitiva;
  • occorre superare l'assunto in base al quale la progettazione è prioritariamente di competenza della pubblica amministrazione;
  • non deve essere consentita l'assegnazione di incarichi diretti a società di ingegneria controllate dalla pubblica amministrazione;
  • la progettazione è un processo unitario, dalla fase ideativa (progetto preliminare) a quella di definizione particolareggiata degli elementi di progetto (progetto definitivo ed esecutivo) sino al controllo sulla realizzazione dell'opera (direzione lavori). Tale unitarietà deve essere sempre salvaguardata. Per questo è importante che il Codice preveda che la progettazione preliminare, definitiva esecutiva e la direzione dei lavori siano prioritariamente affidate al medesimo soggetto e che, nei casi eccezionali in cui ciò non fosse possibile, il progettista del definitivo eserciti un controllo efficace sulla redazione del progetto esecutivo e sulla direzione lavori affidati ad altri soggetti;
  • il concorso di progettazione deve diventare il sistema prioritario per l'assegnazione
    di incarichi sopra soglia. La finalità di un concorso di progettazione deve essere, sempre, quella di assegnare al vincitore direttamente l’incarico per la progettazione definitiva ed esecutiva, senza dover ricorrere a successive procedure negoziate, come prevede attualmente il Codice;
  • per gli incarichi sotto soglia occorre tornare alle procedure dell'incarico fiduciario, superando le ipocrisie e inadeguatezze delle gare di progettazione;
  • è fondamentale che il Codice istituisca e definisca i contenuti del programma di progetto inteso come documento di sintesi che raccoglie tutti gli elementi del programma triennale riferiti allo specifico lavoro e illustri, nella maniera più esauriente, le esigenze, le intenzioni e le aspettative della stazione appaltante. Tale programma di progetto – redatto dagli uffici tecnici delle stazioni appaltanti – deve diventare il documento posto alla base di ogni procedura di affidamento di incarico di progettazione, sia essa il concorso o l'incarico fiduciario.

Per poter sostenere queste proposte abbiamo richiesto al Presidente della Commissione Ambiente della Camera di essere convocati in audizione, contribuendo in maniera concreta alla definizione dei contenuti dei prossimi decreti correttivi del codice.

Una richiesta coerente con un’azione più ampia che l'Ordine degli Architetti di Roma sta conducendo per portare all'attenzione del mondo politico e istituzionale proposte legislative che siano espressione specifica del nostro mondo professionale.

 

di arch. Amedeo Schiattarella, Presidente Ordine Architetti di Roma e provincia
da Edilizia e Territorio - progetti e concorsi del 04/09.12.06

 

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Commenti

08/12/2006 13.23: Parliamone un attimo
Sono contento e favorevole del fatto che l'Ordine degli architetti di Roma abbia la voglia e la possibilità di partecipare alla ridefinizione delle regole che definiscono oggi la progettazione e l'esecuzione di un'opera pubblica ma, per quanto concordo con gran parte dei principi guida sopra esplicati, non mi sento, invece, affatto d'accordo con quanto espresso nel penultimo punto circa gli incarichi fiduciari: premesso che tornare all'affidamento fiduciario reppresenterebbe un grande passo indietro, e contro questo procedimento tutto italiano, si è schiarata a suo tempo anche la Comunità Europea (e da qui la Legge 62/2005 che, modificando la Legge Merloni, cercava di eliminarli) vorrei evidenziare che questa famosa soglia avrebbe un senso se, come alla prima emanazione della Merloni, tornasse ad una cifra modesta simile ai dimenticati 20.000 o al massimo 40.000 euro e si rivolgesse all'intero iter progettuale, di direzione lavori e sicurezza (e riguardasse quindi incarichi veramente modesti per i quali sarebbe troppo dispendioso fare una gara). Sempre più frequenti, invece, sono diventati nel tempo gli incarichi fiduciari per la progettazione definitiva la cui parcella si aggirava per esempio intorno ai 95.000 euro (sotto soglia) il che vuol dire che poteva essere affidata fiduciariamente anche un'opera il cui costo superava i 4.000.000 di euro, ovvero, cosa ancor più grave perchè meno appariscente, venivano affidati fiduciariamente quasi la totalità degli incarichi pubblici il cui costo delle opere si aggirava, sempre per esempio, tra i 100.000 e i 500.000 euro. Spero che questa sia l'occasione di fare un codice degli appalti serio e che garantisca qualità dell'operato e induca il professionista a un serio lavoro di ricerca e miglioramento, e non ad un più impertinente inseguimento del tecnico della pubblica amministrazione per dimostrare la propria fiducia. Qualche vecchio commento in proposito: http://www.architettiroma.it/dettagli.asp?id=8091
Raniero Di Bari

11/12/2006 13.44: dignità ed identità dell'architettura
commento favorevolmnte la proposta non per una mera questione di egoismo professionale,ma perchè l'architetto e la sua opera è comunque finalizzata a salvaguardare il terrritorio nel suo divenire antropizzato. Aggiungerei comunque una riflessione che è fondamentale per la tutela delle professioni: il legislatore deve identificare con precisione i limiti di competenza delle figure tecniche che si "appropriano" dell'argomento architettura ( architetti/ingegneri/geomteri/periti), solo nella deputazione della giusta dimensione per dette figure nella loro specifica didattica all'abilitazione dell'esercizio professionale, si può elevare la dignità e l'dentita dell'architettura e la sua funzione essenziale alla civiltà
arch.Mongilardi Anselmo

14/06/2007 18.23: dignità, identità.....e accesso!
Sono un giovane professionista e non posso che concordare con l'arch. Mongilardi su quello che riguarda la molteplicità di figure tecniche che vengono lasciate libere di agire sul territorio. Io sono laureato in Ingegneria e sto prendendo la seconda laurea in architettura e sinceramente vedere un "geometra" che si proclama progettista un po' mi ribolle il sangue, partendo dalla consapevolezza che prima di essere ingegnere e poi spero architetto sono stato geometra. il secondo punto invece riguarda l'accesso alle progettazioni. Io ho aperto uno studio con due colleghi da 2 anni e giorno dopo giorno mi devo arrabattare per cercare "gare" di progettazioni pubbliche, dove per fare un semplice marciapiede viene richiesto un curriculum che forse una società d'ingegneria con minimo 10 dipendenti può pensare di fare.......si ragiona sulla "QUANTITA'" e quindi che senso ha parlare di qualità? Come faccio io a dimostrarla ( semmai la dovessi avere) se non posso accedere nemmeno a fare un marciapiede?
Fabio

vedi anche:

Codice appalti - Di Pietro pronto a ritocchi

breve aggiornamento rassegna stampa

Rimandato l'appalto integrato

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Codice appalti, voce a tutti

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breve aggiornamento rassegna stampa

Codice appalti e Tariffa LLPP

Rinviato al 2007 l'appalto integrato

L'Ordine e il nuovo Codice degli appalti

Lettere inviate dall'Ordine

Codice appalti: un'occasione mancata

Intervento di Francesco Orofino

L'Ordine di Roma contro il Codice degli Appalti

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