Orizzontale: è romano il giovane talento dell’anno

Al lavoro su spazi pubblici e architetture collettive

di Redazione OAR

 

Un laboratorio di progettazione nato sui banchi universitari e divenuto realtà professionale. Un gruppo di giovani progettisti romani che ha puntato, sin dai primi passi, sulla riqualificazione condivisa degli spazi pubblici e che è riuscito a trasformare ricerche e sperimentazioni in attività lavorativa. Si tratta di orizzontale, il collettivo di architetti con base al Pigneto che si è aggiudicato il premio “Giovane Talento dell’Architettura Italiana 2018”, riconoscimento promosso dal Cnappc e dedicato alla migliore opera firmata da uno studio under 35 italiano.

Il progetto premiato lo scorso novembre alla Biennale di Venezia – in occasione della Festa dell’Architetto – è stato realizzato a Roma nel 2014 e si chiama “8 ½”, una sorta di teatro mobile, costruito utilizzando materiali poveri e riciclabili – legno, ma anche fusti di birra artigianale -, che era già risultato vincitore del premio internazionale Young Architects Program (“YAP MAXXI 2014”) indetto dal MAXXI (nel cui spazio all’aperto l’opera è stata realizzata) e dal MoMA PS1.

Il gruppo – formato attualmente da Giuseppe Grant, Margherita Manfra, Nasrin Mohiti Asli, Roberto Pantaleoni, Stefano Ragazzo – nasce nel 2010 tra le aule di Valle Giulia, sede della Facoltà di Architettura della Sapienza, dall’incontro tra studenti con la voglia di avviare un’esperienza incentrata sulla sperimentazione e indipendente dall’ambito accademico. “La nostra attenzione – racconta Stefano Ragazzo, a nome del collettivo di progettisti – si è sempre concentrata sui casi di architetture collettive, sia in Italia che all’estero, declinate in un uso diverso dello spazio pubblico: un tema dal quale, all’epoca, erano state completamente estromesse le comunità che abitano i luoghi”.

Momento fondante per l’identità del gruppo di giovani architetti è stato il progetto costruito, nel 2012, nel Parco delle Palme, a Centocelle, portato avanti grazie ad un finanziamento europeo e realizzato attraverso un workshop con la partecipazione di tutte le realtà coinvolte: amministrazioni, università, il MAXXI e gli occupanti del Forte Prenestino.

Altro banco di prova per orizzontale è il lavoro “ripetuto” svolto su Largo Bartolomeo Perestrello – non lontano dalla sede dello studio. “Un impegno emotivo e progettuale in più fasi, spalmato dal 2010 ad oggi: un periodo in cui abbiamo realizzato tre progetti per lo spazio pubblico in questo luogo, da tempo immobilizzato in un corto circuito burocratico”. L’ultimo è stato “Iceberg – Perestrello 3.0”, nel 2017, nell’ambito di processo di riattivazione dell’area, dando forma ad un sistema allestitivo dello spazio urbano con prime infrastrutture volte a favorire l’aggregazione tra le comunità presenti sul territorio. E nel 2019, fa sapere il gruppo, “ci sarà una nuova tappa di questo percorso”.

Nel portfolio dello studio romano c’è lo sviluppo di altri progetti ruotanti intorno al tema dello spazio pubblico collettivo, sia in Italia che all’estero, in Paesi come Spagna, Germania, Austria, Grecia, Ucraina, Portogallo, Olanda. Ma anche tanti lavori di allestimento sparsi sul tessuto cittadino: dalle realizzazioni estive a Villa Ada e all’esterno del Teatro India al percorso, sviluppato lo scorso aprile, presso la mostra di arte urbana (Outdoor Festival) al Mattatoio di Testaccio.

In prospettiva, inoltre, c’è una grande opera di riqualificazione localizzata nella provincia di Roma. “Circa due anni fa – spiega Ragazzo – abbiamo vinto ‘Prossima Apertura’, concorso di idee per la riqualificazione di aree urbane periferiche indetto da Mibact e Cnappc con il nostro progetto di trasformazione di piazza Europa nel quartiere Toscanini di Aprilia, una progettazione integrata – su una piazza di 8mila metri quadri – dove architettura, ricerca sociale e partecipazione si uniscono ed in cui abbiamo inserito momenti di costruzione collettiva dello spazio, anche attraverso il coinvolgimento della comunità. Siamo in fase operativa ed è stata aperta la gara d’appalto”.

Non può mancare, da parte di un collettivo fortemente radicato sul territorio come orizzontale, uno sguardo su Roma. “Nelle strategie di rigenerazione urbana della città, a nostro avviso, manca la sperimentazione – afferma l’architetto romano -, in particolare sul fronte dello spazio pubblico. Bisognerebbe guardare anche a quello che sta accadendo in altre realtà italiane, dal progetto Piazza Aperte a Milano al nuovo piano regolatore di Prato. In proposito, crediamo che l’Ordine degli Architetti di Roma possa avere un ruolo sempre più importante nel promuovere queste istanze, per avviare un tavolo programmatico sul tema ed accendere i riflettori su tanti luoghi dimenticati della città”.

 

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