REGISTRI DEI VERBALI

Archivio storico dell’Ordine

 

Registri dei verbali dell’Organismo direttivo e delle Assemblee
Si riporta in sintesi il contenuto dei Registri conservati nella sede dell’Ordine; la numerazione degli stessi è stata aggiunta per chiarezza, mentre l’intestazione di ciascun atto è la fedele trascrizione di quanto si legge sui manoscritti con eventuali note del trascrittore [NdT].
Si notino, nel 1952, le sedute di Consiglio tenute presso la casa dell’arch. De Renzi, il caffè Rosati a piazza del Popolo e presso lo studio dell’arch. Quaroni.

  • REGISTRO n. 1
    Giunta dell’Albo degli Architetti
    Registro dei verbali  (dal 16-10-1930 al 15-2-1940)
  • REGISTRO n. 2
    Architetti  (dal 22-10-1936 al 10-5-1944)
  • REGISTRO n. 3
    Verbali delle sedute del Consiglio  – 1944-1949
  • REGISTRO n. 4
    Verbali delle sedute del Consiglio  – 1949-1952
  • REGISTRO n. 5
    Verbali del Consiglio  – 1952-1958
  • REGISTRO n. 6
    Verbali delle Assemblee  – dal 10/02/1938 al ? [sic]
  • REGISTRO n. 7
    Verbali delle Assemblee  – 28 gennaio 1945 – 7 giugno 1952
  • REGISTRO n. 8
    Verbali delle Assemblee  – 11 luglio 1952 – 15 ottobre 1964

 

Maria Letizia Mancuso

Il lavoro sull’ARCHIVIO DELL’ORDINE DEGLI ARCHITETTI PIANIFICATORI, PAESAGGISTI E CONSERVATORI DI ROMA E PROVINCIA, che custodisce i documenti riguardanti le attività istituzionali dal 1926, è iniziato più di sei anni fa: il Consiglio e ancora di più l’allora Presidente, arch. Amedeo Schiattarella, su mia sollecitazione, hanno recepito la necessità di ricostruire la storia del più numeroso Ordine degli Architetti d’Italia attraverso lo studio dei documenti conservati nella propria sede: la Casa dell’Architettura a piazza Manfredo Fanti dove è custodito un “Archivio Storico” che accoglie, tra l’altro, i fascicoli degli iscritti a partire sempre dal 1926 (anno di immatricolazione del primo iscritto all’Ordine)1. Affrontando il tema di come metter mano alla ragguardevole massa di documentazione, dopo una prima rapida analisi delle cartelle e dei faldoni esistenti e una sommaria lettura dei documenti, le prime scelte hanno riguardato il periodo storico da prendere in considerazione, se e come riprodurre il contenuto analizzato, e se e come divulgarlo. Rispetto al primo interrogativo, dapprima era stato previsto di operare fino al 1950, includendo quindi un arco temporale che con la guerra e con gli anni immediatamente successivi ha segnato quella profonda cesura sociale che ha diviso non solo diversi periodi storici ma soprattutto modi contrastanti d’impostazione culturale e sociale; si è in seguito proseguito con lo studio dei documenti per analizzare anche un indicativo, e quindi almeno decennale, periodo di lavoro del Consiglio, perché vi fosse un confronto fra i due momenti storici e i due Organismi Direttivi, la Giunta e, appunto il Consiglio. Ci si è accorti che, passata la drammaticità di quegli anni, persisteva una continuità di obiettivi e interessi e si è scoperto, invece, che gli indizi di un profondo mutamento sono da ricercare solo alla fine degli anni Cinquanta con l’entrare in scena della cultura di massa, con l’inizio del boom economico, con la crescita incontrollata delle città, con la distruzione del territorio.

Il primo impegno, nel trattare i documenti, è stato quello di decifrare, alcune volte con non poche difficoltà, i verbali, ovviamente scritti a mano, e contemporaneamente quello di trascriverli. A tale lavoro si è dedicata dapprima l’arch. Milena Cosenza, vincitrice di una borsa di studio all’uopo bandita dall’Ordine e di un’ulteriore Borsa messa a disposizione dalla Fondazione CATEL2; più recentemente l’arch. Maria Miano, sempre vincitrice di Borsa di Studio dell’Ordine. Dalla relazione di fine lavoro, con cui l’arch. Cosenza mi ragguagliava, giacché Delegata agli Archivi dell’Ordine, trascrivo, con alcune modifiche3 resesi necessarie per l’avanzamento dello studio dei documenti, una descrizione del materiale conservato. I documenti presenti sono quelli relativi agli iscritti conservati all’interno di cartelle personali e quelli riguardanti l’attività del Consiglio, cioè i verbali, nonché i manoscritti che si riferiscono ai precedenti Organismi Direttivi – la Giunta per la tenuta dell’Albo e il Direttorio del Sindacato Interprovinciale Fascista Architetti – oltre che i verbali delle Assemblee Generali degli iscritti. L’arch. Milena Cosenza, dal gennaio 2007, sotto il mio coordinamento, si è occupata dell’analisi del materiale conservato in archivio, dalle sue origini fino a metà degli anni Cinquanta, e della ricerca storica con l’obiettivo di colmare alcuni vuoti conoscitivi dovuti alla perdita dei documenti e per rendere accessibili e comprensibili i dati e le informazioni raccolte. Un primo step è stato quello di verificare quale e quanto fosse il materiale a disposizione riguardante gli anni 1926-1950; in seguito si è deciso di estendere l’intervallo temporale fino a coprire i primi trent’anni dell’Ordine. In conclusione per gli anni 1926 – 1956, il materiale presente in archivio è costituito da:

  • n. 1 Registro dei Verbali della Giunta per la tenuta dell’Albo degli Architetti (contenente i verbali delle sedute dal 16 ottobre 1930 al 15 febbraio 1940);
  • n. 1 Registro dei Verbali del Direttorio del Sindacato Interprovinciale Fascista Architetti (contenente i verbali delle sedute dal 22 ottobre 1936 al 10 maggio 1944);
  • n. 3 Registri dei Verbali del Consiglio (che includono i verbali delle sedute dall’1 settembre 1944 al 18 dicembre 1956, ivi compresi i verbali del Consiglio provvisorio e delle prime Assemblee degli iscritti);
  • n. 3 Registri dei Verbali delle Assemblee Generali (contenenti il verbale delle sedute dal 10 febbraio 1938 all’11 luglio 1956);
  • oltre 1000 cartelle personali relative agli iscritti.

Fondamentale è stata la trascrizione dei verbali, fonti di notizie che si riferiscono all’Albo e ai suoi movimenti nonché alla vita dell’Ordine, agli iscritti e quindi alla professione. Un successivo obiettivo è stato quello di provare, per quanto possibile, a colmare le numerose lacune riguardanti l’identità dei primi iscritti (matricole mancanti) cercando di individuare i nomi dei professionisti che hanno fatto parte del nostro Ordine professionale, ma i cui dati sono andati perduti a causa di trasferimenti (si ha conferma della consuetudine di inviare il fascicolo personale del professionista in caso di trasferimento ad altro Ordine, come si legge nel verbale del 21 dicembre 1943) o a causa di cancellazioni precedenti il periodo bellico, oppure, ancora, per i numerosi trasferimenti della sede. Grazie al riscontro dei dati relativi alla data d’iscrizione (o di trasferimento) contenuta nei verbali con l’Albo attuale, è stato possibile riordinare le matricole assegnate o semplicemente correggere quelle attribuite erroneamente per refusi di trascrizione della matricola stessa o della data d’iscrizione. Un esempio di questo tipo di errore sono le matricole assegnate agli architetti Renato Salinas e Aldino Forcignanò: al primo è stata attribuita la matricola n. 137, che invece avrebbe dovuto essere la n. 197; al secondo è stata attribuita la matricola n. 123 che risulta essere troppo bassa se riferita all’anno d’iscrizione (1938) quando la numerazione aveva, infatti, superato il numero 300. Questo lavoro di confronto si è rivelato fondamentale ma non esaustivo e si è ritenuta necessaria una successiva ricerca svolta presso altre istituzioni e biblioteche; ciò ha portato alla disamina dei seguenti documenti, decisamente interessanti, che ha accresciuto sostanzialmente le potenzialità della ricerca:

  • Albo degli Architetti pubblicato sulla Guida Monaci negli anni 1931-30 e 1940-50;
  • elenco dei Laureati presso la Facoltà di Architettura di Roma dal 1921 al 1954.

È molto difficile invece, sulla base dei documenti a oggi trovati, stabilire la cronologia e l’identità delle matricole attribuite dal 1926 al 1930; in questi anni non veniva, infatti, richiesta la redazione dei verbali. L’iscrizione all’Albo avveniva mediante sentenza del Tribunale, conservata all’interno della cartella stessa; l’assenza fisica di questa non consente l’immediato riscontro. Nessuna traccia si ha purtroppo degli Albi di quegli anni che pure esistevano ed erano continuamente aggiornati anche nella veste grafica, come si scopre, ad esempio nel verbale datato 1 agosto 1931 dove si legge, inoltre, della decisione di compilare un attestato d’iscrizione da rilasciare agli iscritti in base all’art. 25 del R.D. 23 ottobre 1925 n. 2537. La ricerca degli Albi storici dovrebbe riguardare un successivo impegno dell’Ordine, così come degli attestati d’iscrizione di cui l’Archivio Storico custodisce rari esemplari. I risultati del lavoro svolto fino ad oggi potranno portare alla riorganizzazione dello Archivio storico, separandolo dall’Archivio corrente, in cui riversare non solo il materiale conosciuto e prodotto, ma in cui far confluire il maggior numero d’informazioni riguardanti l’attività dei primi protagonisti rendendo fruibile questi documenti attraverso la catalogazione anche informatizzata.

Il lavoro che segue è il primo esempio di studio di un Archivio d’un Ordine professionale. È anche la prima volta che, in maniera sistematica, grazie all’interpolazione di notizie ricavate da fonti altre rispetto all’Archivio, si tenta di ricostruire l’attività di un Ordine, nel caso specifico quello degli Architetti di Roma e provincia e dell’Albo dal 1926 al 1956. Mentre gli architetti Cosenza e Miano hanno analizzato il materiale contenuto nelle cartelle e ne hanno tratto tabelle di sintesi che evidenziano, anche con analisi comparative, aspetti specifici, il mio impegno si è rivolto all’analisi dei verbali dell’Organismo direttivo4, il cui commento accompagna la trascrizione sottolineandone i contenuti più interessanti; infine, i testi delle norme citate nei documenti e riportati in allegato, aiutano a meglio definire il quadro normativo che ha segnato i primi anni dell’Ordine. E quindi, e finalmente rispondo al secondo e al terzo interrogativo posto, il materiale presente in Archivio deve essere riprodotto in modo tale da essere divulgato più ampiamente possibile, attraverso la sua informatizzazione, rendendolo disponibile a quanti sono interessati a studiare quel periodo storico; periodo storico, non meno di quelli successivi, alla cui identità hanno contribuito in modo significativo anche gli architetti.

1- la “sezione storica” dell’Archivio accoglie i fascicoli degli architetti iscritti ormai deceduti; l’informatizzazione dei dati è stata eseguita a partire dalla metà degli anni ‘80, realizzando un data base inizialmente ad uso interno e, da qualche anno, messo a disposizione degli iscritti attraverso il sito web dell’Ordine

2 – la Fondazione Franz Ludwig CATEL ha tra i suoi fini statutari la valorizzazione, il sostegno e la diffusione dell’arte a livello europeo riservando particolare attenzione ad aiutare giovani artisti – pittori, scultori e architetti – future promesse nel panorama della cultura contemporanea, ad iniziare la propria carriera professionale
3 – la relazione sullo stato dell’opera dell’arch. Cosenza è riportata in corsivo; per l’impossibilità dell’architetto a continuare il lavoro di ricerca, a causa di sopraggiunti incarichi professionali, un’altra studiosa ha proseguito con l’analisi dei documenti. Preso atto del lavoro concluso sono state introdotte le modifiche nella relazione inserendole con “stile normale”

4 – l’analisi dei verbali delle Assemblee è stata elaborata dall’ arch. Maria Miano