Dalla rigenerazione urbana al valore della memoria: cinque mostre alla Casa dell’Architettura

Il programma culturale del’Acquario Romano durante le festività natalizie

di Redazione OAR

Dai progetti di rigenerazione sul tessuto urbano capitolino al legame con il quartiere Esquilino, dalla riflessione sul paesaggio al valore della memoria, fino a uno sguardo metafisico sulla città. La Casa dell’Architettura, dopo la positiva esperienza della scorsa scorsa estate, si apre ancora una volta alla cittadinanza con una serie di mostre – visitabili gratuitamente durante tutto il periodo delle festività natalizie – unite da una comune chiave di lettura multidisciplinare. Obiettivo: avvicinare più persone possibile al mondo dell’architettura, creando connessioni tra cultura del progetto, suggestioni artistiche, temi sociali.

Il programma culturale che – dal 19 dicembre al 9 gennaio – animerà l’Acquario Romano, sede dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, si sviluppa attraverso cinque mostre, realizzate in contemporanea e visitabili dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19 (ultimo ingresso alle 18); chiusura anticipata alle 14 nei giorni 24 e 31 dicembre; alle 18 il 27 dicembre. Di seguito una breve descrizione delle mostre che saranno inaugurate domani, 19 dicembre, con un evento speciale (17.30-20). Qui il programma e le locandine: https://ordine.architettiroma.it/attivita-ordine/mostre-di-natale-allacquario/

La mostra dedicata a SpamLab punta i riflettori sui workshop che si sono svolti in occasione di SPAM – DREAMCITY, prima edizione della Settimana del Progetto di Architettura nel Mondo, il Festival dell’Architettura della Capitale (10-18 ottobre) organizzato dall’Ordine degli Architetti di Roma. Le attività dei laboratori – ai quali hanno partecipato 60 giovani da tutto il mondo, selezionati tramite call, guidati da tutor d’eccellenza come Manuel Aires Mateus, Orazio Carpenzano, Gianluca Peluffo – hanno avuto come oggetto tre aree specificamente individuate e concordate con il Municipio I di Roma Capitale: l’area di via Giolitti, Mercato dei Fiori; Cittadella Giudiziaria a Piazzale Clodio.

Qui i pezzi della redazione OAR dedicati ai risultati dei laboratori:

SpamLab1 https://ordine.architettiroma.it/attivita-ordine/spamlab1-via-giolitti-sotto-la-lente-di-aires-mateus-non-basta-costruire-serve-architettura/

SpamLab2 https://ordine.architettiroma.it/attivita-ordine/spamlab2-dallisolato-al-giardino-visioni-per-il-mercato-dei-fiori-in-prati-sotto-la-guida-di-carpenzano/

SpamLab3 https://ordine.architettiroma.it/attivita-ordine/spamlab3-la-cittadella-giudiziaria-con-peluffo-tempo-trasformazione-e-architettura/

“Il paesaggio come cura per un abitare poetico“ si concentra invece su visioni di paesaggi pensati per rendere possibile un abitare poetico, nei quali l’uomo possa sentirsi a casa. In un video, otto progetti di paesaggio – alcuni realizzati, altri in corso, in quattro ambiti: ambiente, cultura, educazione e salute – raccontano il lavoro di Greencure landscape & healing gardens, laboratorio di sperimentazione del verde e di ricerca scientifica che considera l’ambiente come cura secondo una concezione olistica.

Una operazione estetica temporanea, che mostri come, mediante l’arte, si possa contrastare il degrado urbano all’Esquilino – quartiere in cui si trova la Casa dell’Architettura – e non solo: è l’obiettivo di Entasi, progetto di una mostra di arte contemporanea promosso dall’associazione culturale Arco di Gallieno. L’idea è di attuare una ridefinizione estetica collocando le opere d’arte di 80 artisti in corrispondenza dell’entasi di ognuna delle colonne dei portici di piazza Vittorio. L’ispirazione, con una lettura laica, nasce in riferimento ai paramenti con i quali venivano addobbate le colonne delle navate delle chiese romane in occasione di importanti eventi religiosi.

Una selezione di collage creati tra la fine degli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta dall’artista Alfonso Maria Isonzo sono al centro della mostra InCollage. Immagini che innescano un processo di costruzione visiva metafisica ricca di scenari poeticamente surreali, pittura ad olio per creare sfondi dipinti, finitura realizzata attraverso la plastificazione a caldo: sono alcuni degli elementi che caratterizzano le opere esposte. La mostra è introdotta da uno scritto di Paolo Portoghesi.

La storia di Friedl Dicker-Brandeis – pittrice, allieva della Bauhaus, artigiana, artista e insegnante, rinchiusa nel 1942 nel ghetto di Terezín, dove intraprese un lavoro didattico, organizzando laboratori d’arte illegali per i tanti bambini isolati – è la chiave di lettura che permette di intraprendere un percorso nella memoria in Terezín – Friedl nella Repubblica dello spirito. Dalla Bauhaus a Terezín, un progetto a cura di Rosa Rodriguez in collaborazione con il Collettivo artistico Invisibile. La mostra ci ricorda che la memoria è il fondamento della nostra esistenza, nel centenario della nascita del Bauhaus e nel settantacinquesimo anniversario della scomparsa dei bambini di Terezín. (FN)

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