Il Lazio incontra la Sardegna, progetti e architetture sul territorio: attivatori sociali, culturali e produttivi

Parlano i giovani progettisti sardi intervenuti al convegno organizzato dall’OAR - Si chiude il ciclo di incontri con le regioni del Sud - I prossimi appuntamenti, nel 2020, con il Centro-Nord

di Redazione OAR

Puntare sulla valorizzazione del territorio – dal paesaggio ai contesti urbani fino alle aree industriali dismesse – attraverso progetti di riqualificazione di parti di città, ma anche interventi di piccola dimensione, architetture originali e “inaspettate”, la creazione di luoghi d’incontro, il rilancio di attività produttive.

Sono alcuni degli spunti emersi dalle riflessioni dei giovani progettisti intervenuti in occasione del convegno “Progettare insieme il futuro del nostro Paese – Il Lazio incontra la Sardegna”: appuntamento – svoltosi lo scorso 6 dicembre nella splendida cornice di Palazzo dei Priori a Viterbo, presso la Sala Regia – che ha chiuso il “tour” del Mezzogiorno (dopo gli eventi con Calabria, Puglia e Basilicata, Sicilia e Campania) nell’ambito del ciclo di incontri organizzati dall’Ordine degli Architetti di Roma e provincia con le regioni italiane, per coltivare il dialogo con realtà professionali, progettisti, istituzioni. Il ciclo proseguirà, nel 2020, con le regioni del Centro e del Nord Italia: in calendario ci sono Abruzzo e Molise, a Frosinone; Umbria e Marche, a Rieti; Toscana, a Viterbo; mentre gli altri eventi si svolgeranno a Roma, alla Casa dell’Architettura.

Il legame con la terra sarda è il minimo comune denominatore emerso dai racconti degli architetti intervenuti all’evento organizzato dall’OAR, con la presentazione dei propri progetti – realizzati o in fase di realizzazione – e sottolineando, aldilà delle difficoltà lavorative legate alla crisi economica, opportunità e potenzialità offerte dal territorio alle diverse scale, da valorizzare attraverso interventi puntuali e spesso caratterizzati da una elevata dose di creatività.

Il valore delle architetture “inaspettate

Si concentra sul concetto di “architetture a sorpresa” la riflessione di Davide Fancello, 34 anni, architetto con il proprio studio a Dorgali, in provincia di Nuoro. “La capacità di inventarsi temi anche dove non ci sono: è qui che nascono le architetture a sorpresa” – spiega l’architetto -. Tra i lavori presentati, “due sono piccolissimi sia in termini di dimensione che di importo lavori, ma capaci di innescare processi di riattivazione e valorizzazione dei luoghi, a partire dallo spazio pubblico”.

Il primo progetto è localizzato proprio a Dorgali, nel cuore montano della Sardegna, e consiste nella sostituzione di una pensilina per autobus “che è diventata l’occasione per il progetto di una nuova architettura – spiega il progettista sardo -: un dispositivo minimo di paesaggio che prova a bilanciare il suo ruolo funzionale di ‘stare’ temporaneo con la possibilità di diventare una soglia vissuta tra abitanti, visitatori e paesaggio”. Si tratta di un’architettura a sorpresa, perché inaspettata, non prevista: nasce, infatti, dalle economie di un progetto a scala urbana per la pedonalizzazione dell’intera circonvallazione cittadina.

“E’ stato proposto agli amministratori di sostituire una vecchia pensilina dell’autobus: ne è nata una nuova opportunità, quella di incorniciare il paesaggio e creare uno spazio capace di attrarre flussi, stimolare il dialogo e la socialità”. Il dispositivo, ormai conosciuto come Cabinedda, racconta Fancello, “è da subito diventato un luogo attivo e affettivo, capace di stimolare le relazioni, frequentato in modo vario durante il giorno e la notte da giovani e anziani, che qui intrecciano e riscoprono forme di socialità dimenticate”. La cabinedda, che ha fatto parte di “Arcipelago Italia. Progetti per il futuro dei territori interni del Paese” progetto del curatore Mario Cucinella per il Padiglione Italia per la XVI Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia – “prova a essere una nuova porta del paese, un luogo preciso dove arrivare e da dove partire arricchiti dalla nuova esperienza”. Altro progetto presentato da Fancello è stato la riqualificazione paesaggistica degli spazi esterni di una struttura agrituristica, situato ai bordi della scarpata basaltica del lago Cedrino ai piedi del Supramonte. Anche qui, inscindibile la relazione con in contesto territoriale: “Le scelte progettuali – afferma – hanno origine nella consapevolezza di una forte necessità di qualità per il progetto nei contesti rurali dell’isola. Una qualità che si cerca di tradurre in forme costruite, reinterpretando i principi e i caratteri di quell’abitare minimo che ha costruito nel tempo il paesaggio a bassa densità dell’isola”.

Rammendo urbano, territorio e tradizioni

Nel segno delle opportunità connesse alla partecipazione a concorsi di progettazione, sopratutto per studi di architettura “giovani”, è l’esperienza riportata dai poco più che trentenni Alessandro Sabino, fondatore dello Studio Dedalo, e Alessio Porcu, in rappresentanza dello Studio Soia, entrambi con base a Sassari. Si lega proprio ad una competizione con procedura aperta in due gradi, per il recupero e l’adeguamento funzionale del vecchio mercato civico della città di Sassari, l’opportunità che ha condotto il team multidisciplinare vincitore del concorso – formato dai due studi sopracitati e dall’architetto senior Antonio Andrea Delogu – a ottenere l’incarico per la progettazione definitiva ed esecutiva dell’opera. Anche in questo caso, l’idea alla base dell’intervento di rigenerazione urbana affonda le radici nella ricerca di un legame con il territorio e le sue tradizioni.

Il Vecchio Mercato Civico – hanno spiegato gli architetti – “è una delle aree simbolo della città di Sassari, posizionato a guardia della parte alta del ‘centro storico’, la struttura, oggi, non ha una funzione particolare, possiamo considerarlo un non-luogo. Ciò nonostante nella memoria collettiva  è rimasto uno spazio di relazioni”.

Il bando del concorso, nello specifico, richiedeva di realizzare un polo civico del gusto, delle arti e dei mestieri antichi tradizionali sardi. “Il concept del nostro progetto, precisano i progettisti – immagina il mercato come se fosse un vecchio telaio tessile da cui partono i fili del percorso di rammendo di una parte di città complessa e stratificata. Intende ricavare dei luoghi di incontro, di condivisione. Un nuovo polo civico finalizzato al recupero giovanile a servizio di tutti i cittadini, un catalizzatore di coesione sociale. Al centro del progetto c’era una pensilina in stile liberty: abbiamo immaginato che fosse idealmente la spoletta del telaio. La ‘pelle’, rivestimento della facciata continua in vetro, è una struttura in acciaio Cor-Ten microforato che riprende i motivi degli arazzi sardi; la promiscuità tra privato semi-privato e pubblico contribuisce a creare un senso di appartenenza dello spazio comune”. Il sistema di parchi e spazi, aperti o chiusi che caratterizza la riqualificazione dell’edificio, è capace di rompere il sistema costruttivo attuale e di conferire una identità architettonica fortemente connessa alla storia delle arti e dei mestieri del popolo sardo.

Trasformazione e attivazione di processi produttivi

La relazione presentata da Mario Casciu – architetto under 40 con uno studio a Cagliari fondato nel 2009 insieme a Francesca Rango – è stata una carrellata di interventi realizzati a diverse scale, anche in aree a vocazione agricola. A partire dalla cantina vincola Su Entu, 2.800 metri quadri, completata nel 2015, a Sanluri (Vs), “che ha dimostrato – ha detto Casciu – come un progetto di questo tipo possa attivare un processo di trasformazione per tutto il territorio e il paesaggio circostante, sia dal punto di vista architettonico che produttivo”. Sono nate attività nei dintorni. Si sono attivati processi virtuosi e iniziative culturali. “L’architettura per la produzione si nutre necessariamente del dialogo fra macchina e territorio. Macchina è sinonimo di funzionalità, di parti conseguentemente connesse in base alla necessità produttiva. Territorio rimanda alla disponibilità di materia da trasformare, ma allo stesso tempo, il territorio è esso stesso prodotto”.

Altro progetto di integrazione e trasformazione del paesaggio ha riguardato l’apertura di una factory del design, Pretziada Headquarter, legando produzioni locali alla collaborazione con artisti italiani e europei. “Partendo da un piccolo complesso di case costruite in epoche diverse in zona Santadi (Ci) – afferma l’architetto – “abbiamo attuato il recupero, modificando il paesaggio circostante: ora la zona sta diventando una sorta di piccolo hub per l’insediamento di designer e artisti. L’architettura in quest’ottica può diventare un attivatore di trasformazione del territorio, soprattutto in ambiti disagiati nel Sud Ovest dell’isola”. A Cagliari, inoltre, lo studio ha lavorato sul progetto del Parco del Padiglione del Sale (2015), in corso di realizzazione, e in particolare sulla passeggiata ciclopedonale di Su Siccu. Anche qui “sono stati inseriti elementi pensati per fungere da attivatori dell’intorno: piccoli chioschi metallici che possono essere utilizzati per eventi, attività fieristiche, manifestazioni”.

La riqualificazione in aree ex industriali

E’ un programma integrato urbanistico ambientale che prevede riqualificazione e valorizzazione a fini turistici quello di cui ha parlato Roberta Atzei, 31 anni, progettista che collabora con lo studio Aron Murgia Architetti, incaricato della progettazione di un intervento ad Oristano, in una zona ex industriale. “Si tratta di un’area dismessa – racconta l’architetta – caratterizzata da componenti naturali e ambientali importanti, incompatibili con la precedente destinazione industriale. Si è scelto di darle una funzione più consona per una zona costiera di pregio paesaggistico, attraverso un insediamento turistico”. Il progetto – attualmente in fase di istruttoria Via presso l’assessorato all’Ambiente – “punta alla riqualificazione nel rispetto del contesto, dall’integrazione con il paesaggio all’utilizzo di materiali locali”. L’approccio adottato “è multidisciplinare e si avvale di una rete di collaboratori” che spazia dall’ingegnere all’agronomo, dall’esperto di acustica al progettista strutturale. “Il recupero di strutture dismesse o inutilizzate, da ex siti produttivi alle scuole abbandonate, in connessione con lo spopolamento di alcune aree della Sardegna – conclude Atzei – offrono sempre più spesso occasioni per l’insediamento sul territorio di nuove funzioni: dal turismo alle attività culturali”. (FN)

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