Dalla biofilia al sense design: quando il progetto punta al benessere abitativo

di Redazione OAR

Dal progettista di spazi per il wellness al sense-designer, fino ai professionisti specializzati – in ottica multidiciplinare – nella definizione di soluzioni ad hoc per il comfort abitativo, in termini termici, acustici, di qualità dell’aria e percezione sensoriale, anche sul versante dei materiali utilizzati. Il benessere – inteso come condizione derivante da un contatto sempre più stretto tra uomo e natura all’interno dello spazio architettonico – entra a far parte in modo stabile, anche in prospettiva, della riflessione su un approccio progettuale che punti a riportare l’uomo al centro della costruzione. Creando, allo stesso tempo, nuovi mestieri e opportunità professionali per i progettisti più attenti all’evoluzione del mercato.

Ad aprire un dialogo sulle tecniche di progettazione e costruzione basate sul concetto di Human Centered Design, attraverso la creazione di ambienti “biofilici” rigenerativi, rispettando l’ecosistema e trasformando gli edifici in generatori di energia, è stato il convegno “Biophilic & Active #EnergyDesign – L’uomo torna al centro della progettazione”, con il coordinamento scientifico di Alessandro Panci, Segretario OAR.

L’evento è andato in scena il 12 settembre alla Casa dell’Architettura, nel cui giardino è possibile visitare, fino al 25 settembre, la versione più avanzata di Biosphera Equilibrium, modulo abitativo funzionante per testare il rapporto tra salute umana ed ambiente costruito, certificato dai principali istituti Italiani ed europei (Agenzia Casaclima, Agenzia Minergie Elvetica, Passiv Haus Institute tedesco) e vincitore nel 2018 dell’Energy Globe Award (leggi l’articolo: link)

La progettazione biofilica

Le basi della progettazione biofilica, che inquadra la Natura come “strumento rigenerativo” le ha illustrate Mirko Taglietti, amministratore di Aktivhaus e ideatore Progetto Biosphera, partito nove anni fa: “Il biophilic design – ha detto – punta a realizzare ambienti artificiali che siano il più possibile consoni all’innato desiderio umano di natura. La quale rappresenta la soluzione all’affaticamento cognitivo e allo stress psicofisiologico. Il benessere abitativo, in quest’ottica, è elemento imprescindibile per creare luoghi rigeneranti”.

Ma quali sono i criteri fondamentali per progettare il comfort? Tra quelli citati – illustrati attraverso i diversi interventi – ci sono: un livello elevato di isolamento termico e acustico, l’ottimizzazione del carico illuminotecnico naturale-artificiale e massimo sfruttamento degli apporti solari; assenza di “asimmetria radiativa” mediante l’utilizzo di componenti costruttivi trasparenti ad altissima efficenza energetica; altissimo livello di impermeabilità alle infiltrazioni d’aria; protezione dal surriscaldamento estivo; utilizzo materiali biocompatibili; altissima qualità dell’aria interna.

Nuove opportunità professionali

A descrivere – attraverso la propria esperienza – l’impatto sul futuro della professione di un approccio sempre più basato sul benessere “sensoriale” è stato Filippo Cannata, professionista alla guida di Cannata&Partners, studio specializzato nella progettazione della luce con esperienze di rilievo internazionale: in Europa ma anche – tra l’altro – in Stati Uniti, Cina, Medio Oriente, Sudamerica. Si definisce un sensedesigner: “profilo che nasce dall’evoluzione del light design e che si estende a una progettazione interdisciplinare in grado di coinvolgere tutti i cinque sensi alla ricerca del comfort ma anche della felicità”.

Si sta facendo sempre più strada – ha affermato – “un modello complesso di progettazione che rappresenta un vantaggio per le nuove generazioni di architetti, in termini competitivi e di opportunità, per cercare nuove risposte dal mercato e non appiattirsi su vecchi schemi. Si parla, in Italia, di una nicchia di mercato in crescita, che all’estero è già esplosa, Paesi arabi in testa. Oggi per realizzare un progetto servono team che mettano insieme svariate professionalità in senso multidisciplinare e interdisciplinare”.

Le opportunità offerte dal mercato si legano anche al progressivo diffondersi di certificazioni che mirano a soddisfare una domanda crescente di qualità. Come Well, il protocollo che misura e certifica il livello di qualità degli spazi interni di lavoro tramite un approccio di tipo olistico, che riconsidera le persone come motore principale di qualsiasi tipo di attività lavorativa e pone al centro dell’attenzione le condizioni di salute e il benessere mentale di chi occupa un dato spazio costruito. Tra le categorie misurate: benessere psicofisico, comfort, movimento, luce, alimentazione, acqua, aria. (FN)

 

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