SPAMLAB1 / Via Giolitti sotto la lente di Aires Mateus: non basta costruire, serve architettura

 

di Redazione OAR

Durante la settimana del workshop SPAMLAB, studenti di diverse nazionalità hanno elaborato una proposta per l’area di Via Giolitti, seguiti dall’architetto portoghese Manuel Aires Mateus con gli architetti italiani Leonardo Paiella e Monica Ravazzolo. Si intende restituire riconoscibilità e valore all’asse storico che va da piazza dei Cinquecento a piazza di Porta Maggiore. Il progetto prevede da un lato la definizione di un’unica pavimentazione in pietra (con una tessitura che cambia direzione quando vuole mostrare ai visitatori oggetti che fino ad oggi risultano impercepibili) in grado di dare continuità al sistema, dall’altro una sequenza di azioni puntuali che valorizzano l’immagine e la memoria della città.

Una sperimentazione urbana che nasce da occasioni di rigenerazione e potenziamento dell’esistente: questa la mission di SPAMLAB, un workshop promosso nell’ambito di SPAM. Tre temi (https://ordine.architettiroma.it/attivita-ordine/spamlab-visioni-e-sperimentazioni-sulla-roma-del-futuro/) ciascuno con specifici contesti sociali e fisici, con altrettanti tutor di riferimento che hanno condotto i ragazzi in un viaggio visionario, tra realtà e immaginazione.

A Manuel Aires Mateus, architetto portoghese impegnato nella ricerca progettuale del giusto rapporto tra spazio e forme (https://spamroma.com/speakers/manuel-aires-mateus/), è stata affidata un’area complessa con dinamiche stratificate e strutturate, con flussi di utenze particolari che alternativamente condividono o meno un rapporto con il resto della città.

“Il mio atto progettuale inizia sempre con una riflessione profonda che fa guardare con occhio critico l’area di intervento. Fondamentale è anche la domanda che si pone all’architetto: più è puntuale e precisa, più la soluzione è intuitiva”. Questo il metodo di lavoro di Mateus. “L’architettura è sempre una risposta ad una domanda”.

In una città come Roma, ricca di landmark e grondante di storia, si deve lavorare alla valorizzazione delle aree sottotono. “Non esiste una netta separazione tra storico e contemporaneo. La stratificazione fa sì che le componenti siano intrecciate ed inseparabili, anche perché il contemporaneo di oggi sarà lo storico di domani”.

“Molte le criticità di Via Giolitti, pur ricca di emergenze da valorizzare – spiega Edoardo Menon, 22 anni di Roma –  abbiamo messo a punto un masterplan che scende nel dettaglio con un planivolumetrico”. Bruna Campos Bonavita, 23 anni, sottolinea invece la mancanza di permeabilità dell’area: “Il progetto mira ad eliminare questo senso di oppressione diffuso, potenziando il senso di sicurezza, senza nascondere le diversità tipiche di una stazione ferroviaria”.

Il mondo ha bisogno di architettura di qualità? Mateus risponde: “Il problema è che oggi tutto è architettura. Invece esistono molte costruzioni e poche architetture, così come ci sono molti scritti e poche poesie”.

Bisogna quindi restituire dignità agli architetti e al loro operato, nella consapevolezza del valore del loro ruolo in termini di qualità, sicurezza e sostenibilità del vivere collettivo ed individuale. Anche questo è SPAM.

#PHOTO GALLERY