Ben van Berkel a Roma per DREAMCITY, focus su estetica e design del futuro

di Redazione OAR

SPAM è il festival dell’architettura di Roma e il suo nome richiama la viralità nell’intento di riportare l’architettura al centro del dibattito culturale del nostro Paese. È in programma dal 10 al 18 ottobre alla Casa dell’Architettura e insieme si ragionerà in questa edizione sul tema DREAMCITY, ovvero la città dei sogni che ogni architetto ha il dovere di immaginare. Perché l’architettura legge l’attualità, la plasma ed è in grado di ingenerare un meccanismo virtuoso di sviluppo e crescita anche in contesti molto difficili. (http://spamroma.com/)

Tra i protagonisti c’è UNStudio, lo studio fondato, nel 1988, da Ben van Berkel – che sarà a Roma il 17 ottobre per SPAM – e Caroline Bos, con sedi ad Amsterdam, Shanghai, Hong Kong, Francoforte. Ed un team di progettazione composto, ad oggi, da circa 200 persone provenienti da 27 Paesi differenti. Approccio multidisciplinare, capacità di produrre un’architettura sempre in grado di adattarsi alle esigenze degli utenti, attenzione alle tematiche ambientali, sperimentazione e ricerca applicata – in particolare sul fronte delle tecnologie -, visione su estetica e design del futuro: sono alcuni degli elementi che caratterizzano il modo di progettare dello studio olandese.

UNStudio ha firmato alcune delle opere iconiche dell’architettura contemporanea, concentrandosi, in ambito urbano, sulla ricerca del punto d’incontro fra contesto e paesaggio cittadino: dall’Erasmus Bridge (1996), il ponte di oltre 800 metri che attraversa il fiume Maas connettendo le aree settentrionali e meridionali di Rotterdam, al Mercedes-Benz Museum (Stoccarda, 2006), edificio caratterizzato dal suo caratteristico “loop” a forma di elica e che rappresenta una sorta di nuova porta di accesso alla città.

“La nostra missione – si legge sul sito web dello studio – è di produrre progetti incentrati sull’utente che siano adattivi, resilienti e a ‘prova di futuro, qualunque cosa esso possa portare”. Visto che ciò che si progetta oggi “viene normalmente costruito in tre-cinque anni – osservano ancora gli architetti – “siamo abituati a lavorare pensando al futuro, il quale, tuttavia, cambia più velocemente che mai: anche le previsioni più accurate, infatti, possono essere superate da un improvviso progresso tecnologico. Per questo e per assicurarci di non contribuire a uno spreco di materiali e investimenti non più sostenibile nel mondo di oggi, sviluppiamo strategie che non solo anticipano il futuro, ma anche i suoi possibili cambiamenti”.

I progetti realizzati su scala globale dallo studio guidato da van Berkel e Bos spaziano a 360°, sia in termini di funzioni che dimensionali: dalla Möbius House (1998), che ha rivisitato il modo di strutturare, in una abitazione, i diversi aspetti della vita familiare, al masterplan per Arnhem Central (1996-2015) con i diversi programmi che hanno composto in modo “plastico, dinamico, funzionale” l’hub dei trasporti della città olandese, fino a Raffles City (2017) a Hangzhou, in Cina, centro urbano incentrato sulla sostenibilità e caratterizzato dalle avveniristiche torri dalle forme fluide.

Tra le tante opere progettate da UnStudio in fase di costruzione ci sono il Lyric Theatre Complex di Hong Kong – situato all’interno del West Kowloon Cultural District – struttura aperta e inclusiva caratterizzata da volumi trasparenti impilati l’uno sull’altro, in cui troveranno spazio tre diversi teatri; i nuovi Booking.com Headquarters nel centro urbano di Amsterdam, su una superficie di 72.500 mq nel distretto di Oosterdokseiland; la Lisi Green Tower a Tbilisi, in Georgia, struttura residenziale con una combinazione di approcci tradizionali locali (le verande) e soluzioni di smart living. Ma anche imponenti masterplan come quello per il Karle Town Centre (al via nel 2016), nuovo campus tecnologico e innovativo a Bangalore, in India, costellato da una moltitudine di aree e punti di incontro per favorire la crescita culturale, oppure il Qatar Integrated Railway Project, a Doha, piano complessivo di rete ferroviaria per incentivare l’utilizzo dei trasporti pubblici nell’emirato, con un design che punta a rappresentare un ponte tra passato e futuro”.

Appena vinto il concorso per la Business School for the Creative Industries presso la Uca (University for the creative arts) ad Epsom, Regno Unito, progetto modellato sul concetto di “saloni” come teatri di conversazione e condivisione delle conoscenze, per facilitare lo scambio di idee. In Italia, invece, è rimasto arenato il progetto firmato per il Ponte Parodi: l’area fu oggetto di un concorso internazionale – vinto nel 2001 da UNStudio – per inserire un terminal crociere e funzioni dedicate a tempo libero e sport: un intervento che, dopo 17 anni, potrebbe trarre nuovo slancio dal progetto per il recupero dell’Hennebique, l’ex silos del grano del porto di Genova, a pochi passi da quella che sarebbe dovuta diventare la “Piazza del Mediterraneo”. (FN)

Per informazioni su SPAM www.spamroma.com

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